Finalmente trovata la famosa grotta Cimminera di Motola ?

Posted by valloverticale on 2014-03-05 18:48:00 CET



Da tempo cercavamo la Cimminera del Motola. In particolare Peppe, in arte Pepart, nostro socio tutto fare (pittore,scultore, climber, speleologo, cuoco...), era alla sua ricerca da oltre un anno e mezzo forte di tutte le informazioni reperite circa la sua ubicazione da tutti i “compaesani” di Monte San Giacomo che ne avevano sentito narrare la leggenda e che ne sostenevano con forza l'esistenza.
Nella tradizione orale dei pastori di Monte San Giacomo e Teggiano, è infatti descritta come rifugio e forziere dei briganti e per i due ingressi che, posti sui versanti opposti della montagna, avrebbero consentito loro di sfuggire alla cattura.
Una leggenda presente in ogni paese del sud che direttamente o indirettamente è stato interessato dal fenomeno del brigantaggio......

Questi racconti sono in parte riportati anche nell'ultimo libro del prof. Giuseppe Colitti “Il Tamburo del Diavolo; Miti e culture del mondo dei pastori” .
Si legge:... “Dice che stavano nella grotta di Motola: c'era una bocca (della grotta) che usciva a Motola e un'altra che usciva alla Manga re u' Mbiernu (Manca dell'Inferno). Vuol dire che stavano là per paura che l'acchiappavano. Dice che là c'era il tesoro, forse ce l'avevano lasciato loro; poi ci mettono il vincolo e tu non lo trovi....”
ed ancora: “La grotta re Mòtola è una grotta da qua, da questa vanna (lato) della refesa (difesa) esce dall'altra vanna, alla manga re lu 'mbiernu (alla manca dell'inferno). C'era uno sbocco sopra: perciò la chiamavano la cemmerèra (il camino)”,
infine qualcuno ricorda di esservi entrato: “ A malapena ci si entra, nella grotta. Io ci sono entrato, perché ero piccolo. Entri qua, poi c'è un vuoto, devi dare un salto su un altro masso. Là puoi andare , c'è una largura. Sono andati a provarci, se trovavano il tesoro, ma hanno trovato ossa di animali e altro.”
A questi racconti se ne aggiungono altri che descrivono la presenza all'imbocco della grotta di un vento tale “da spegnere le candele e le lucerne”.
Tutto ciò ha fatto si che si innescasse in noi una forte curiosità tale da porci alcune domande le cui risposte potevano essere il preludio per farci sognare. “E se la grotta esiste davvero e davvero c'è un'aria che soffia così forte? E come soffia? Senza invertire la direzione? Ingresso basso o alto? Vuoi veder che entriamo finalmente in questa montagna ...”

Naturalmente sappiamo che difficilmente può esistere una “grotta dei sogni” sul Motola, montagna stretta nella morsa del Massiccio del Cervati a sud e del Massiccio degli Alburni a nord ed avarissima di grotte: numero di cavità presenti pari a zero! Ma d'altra parte anche poco o nulla frequentata dagli speleologi perché impervia ed ostile inoltre alla base di una leggenda c'è sempre un fondo di verità (o forse ci piace crederlo).

Un incontro fortuito ci porta a conoscere Vincenzo Errico di Teggiano, socio della associazione Alta Quota Trekking, profondo conoscitore del Monte Motola e in possesso di informazioni più precise circa l'ubicazione della grotta e da tempo anch'egli alla sua ricerca.

Così domenica 2 marzo Vincenzo, Pepart, Pasquale ed io riusciamo, con un trekking che ci porta a superare 700 metri di dislivello, a trovare l'ingresso della grotta.
Prima di entrare aspettiamo di essere tutti e quattro insieme per condividere il momento fatidico dell'esplorazione.
Si entra: ingresso ad altezza uomo largo 2 metri; presenza di aria: no.
Si prosegue strisciando per 5 metri circa; aria: ancora niente.
Si scende un saltino di due metri disarrrampicando, dell'aria neanche un alito. Si prosegue di due metri e ci si ritrova in una saletta con il pavimento costituito da massi di crollo dove la grotta inesorabilmente chiude senza pietà. Il silenzio, che aveva accompagnato tante aspettative, invade la grotticella poi è rotto con frasi del tipo: “non può essere questa” ...”non c' è l'aria descritta”... “manca il camino da cui deriva il nome” “l'ingresso è comodo” e poi “non ci sono tracce evidenti di utilizzo della grotta”...
Si ritorna all'ingresso. Si prendono gli strumenti e si inizia a rilevare; bastano sei battute per circa 18 metri di sviluppo totale. Peppe nel frattempo rimuovendo qualche masso dal pavimento trova dei fondi di bottiglia di vetro di forma squadrata, simili a quelle prodotte nei primi decenni del '900, e qualche coccio non ben identificabile; comunque tracce della presenza umana. Quindi la grotta è stata utilizzata. Chissà da chi: pastori ? briganti? boh.
Resta un fatto: abbiamo trovato una grotta, non certo la grotta dei sogni speleologici, ma la prima grotta del Motola.
Rientriamo dunque soddisfatti per il risultato e con la speranza che l'ingresso per il mondo sotterraneo del monte Motola sia lì da qualche parte ad attenderci.



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